Il punto di riferimento è l’articolo 3 della Costituzione italiana:Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge….”.

Dal principio generale discendono alcune indicazioni precise nell’articolo 37la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore….” che evidenzia come le condizioni di lavoro debbano consentire l’essenziale funzione familiare e assicurare alla donna una protezione specifica nel momento in cui diventa madre, per la tutele della salute e del bambino.

L’articolo 51 della Costituzione introduce la condizione paritaria nell’ambito della rappresentanza: “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici ed alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge” e viene rafforzato nel 2001 prevedendo l’introduzione di azioni a favore del riequilibrio tra i generi: “La Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità fra uomini e donne”.

Consigliera di Parità

La figura della Consigliera di Parità è introdotta dalla legge n. 863/84 che per la prima volta prevede una figura con la funzione di provvedere all’applicazione della legge 903/77 sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro. E’ con la legge 125/91 che la figura della Consigliera è definita nei dettagli. La legge 125 intende superare la prospettiva di eguaglianza formale, proposta dalla precedente normativa, per proporsi un duplice obiettivo: – di favorire l’occupazione femminile – realizzare l’eguaglianza sostanziale tra uomini e donne sul lavoro, anche mediante l’adozione di misure denominate azioni positive finalizzate alla rimozione degli ostacoli che di fatto impediscono le pari opportunità. Per il raggiungimento degli obiettivi è istituita la figura della CdP, prevista a livello nazionale, regionale e provinciale dove la sua attività, specificatamente rivolta all’ambito lavorativo, si concretizza in rete con enti, istituzioni, organismi di parità, parti sociali e datoriali attivi sul territorio di competenza. Il Decreto Legislativo 196/2000 è il passo successivo verso la concretizzazione dei principi di parità: completa la legge 125/91 sul piano normativo e rafforza il ruolo della CdP conferendole numerosi compiti ma anche risorse necessarie per garantire l’espletamento delle attività. L’attenzione alla dimensione di genere e alla concretizzazione dei principi di pari opportunità trova ulteriore forza nell’invito alle Amministrazioni Pubbliche a realizzare la parità mediante la promozione di “piani di azioni positive (P.A.P.)”.